Questi sono i 10 impegni presenti nel manifesto che Amnesty International ha presentato a tutti i candidati al governo tunisino. Tutti i candidati devono impegnarsi a firmare le presenti richieste nel campo dei diritti umani.
1. Porre sotto controllo le forze di sicurezza
Occorre un riesame completo di tutte le forze di polizia e di altri organismi incaricati del rispetto della legge. La loro struttura e la loro catena di comando dovranno essere rese pubbliche e dovra’ essere istituito un organismo di monitoraggio che esamini in modo indipendente e imparziale le denunce di abusi.
2. Combattere la tortura e gli altri maltrattamenti
Tutti i pubblici ufficiali che si occupano di arresti, detenzioni e interrogatori dovranno sapere che la tortura e gli altri maltrattamenti non saranno tollerati. Tutti i luoghi di detenzione dovranno essere sottoposti a ispezioni regolari, indipendenti, senza preavviso e senza restrizioni.
3. Chiedere la fine della detenzione incommunicado
Le persone detenute dovranno avere accesso regolarmente e senza ritardo, sia per legge che nella pratica, al mondo esterno. Tale accesso dovra’ riguardare familiari, avvocati di propria scelta e visite mediche indipendenti.
4. Rispettare i diritti alla liberta’ di riunione, associazione ed espressione
Le leggi che criminalizzano il pacifico esercito di questi diritti (tra cui le disposizioni della Legge sulle riunioni pubbliche del 1969, la Legge sulle associazioni del 1959, il Codice penale, il Codice della stampa e la Legge antiterrorismo del 2003) dovranno essere abrogate o emendate in modo tale da essere conformi agli standard e alle norme del diritto internazionale.
5. Riformare il sistema giudiziario
L’indipendenza del sistema giudiziario dovra’ essere rispettata nella legge e nella pratica. Chiunque sia accusato di un reato dovra’ ricevere un processo equo da parte di un tribunale competente, indipendente e imparziale istituito dalla legge, in cui i diritti della difesa dovranno essere pienamente tutelati. Imputati civili non potranno essere processati dai tribunali militari.
6. Indagare sulle violazioni del passato
Dovra’ essere aperta un’inchiesta indipendente, approfondita e imparziale sulle violazioni dei diritti umani commesse durante la presidenza di Ben Ali. L’inchiesta dovra’ fare raccomandazioni per prevenire future violazioni e dovra’ fornire verita’, giustizia e riparazione alle vittime.
7. Realizzare i diritti economici, sociali e culturali per tutti
Non dovra’ esservi alcuna discriminazione nell’accesso ai servizi pubblici essenziali, come l’acqua, i servizi igienici e le cure mediche. I diritti dei lavoratori e le liberta’ sindacali dovranno essere rispettati.
8. Porre fine alla discriminazione
Le disposizioni di legge che discriminano per motivi di razza, colore, religione, etnia, nascita, sesso, orientamento sessuale, identita’ di genere, opinione politica o di altra natura, origine sociale o nazionale, proprieta’ o altro status, dovranno essere abrogate o emendate in modo tale da essere conformi agli standard e alle norme del diritto internazionale.
9. Porre fine alla violenza contro le donne
Dovra’ essere adottata una legge sulla violenza le donne, compresa la violenza domestica e lo stupro coniugale. Dovranno essere aboliti gli articoli 218, 227bis e 239 del Codice penale, che prevedono la fine del procedimento o l’annullamento della pena nel caso in cui la sposa aggredita dal marito ritiri la denuncia o quando l’aggressore sposi la vittima dopo averla stuprata o rapita.
10. Abolire la pena di morte
Dovra’ essere mantenuta la moratoria sulle esecuzioni in attesa dell’abolizione della pena di morte.
Contro la manipolazione mediatica, contro lo stretto controllo operato dai governi verso i sistemi di informazione, per raccontare, rivelare e scoprire idee e notizie. Hope in freedom, forever.
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martedì 27 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
Film sui Fatti di Genova alla mostra del cinema di Venezia
In questi giorni mi sono occupato molto di due argomenti: Amnesty International con le sue battaglie per i diritti umani, e i fatti di Genova 2001 in quanto sono passati 10 anni da quegli eventi.
Ebbene ancora una volta i due argomenti si intrecciano, perchè Amnesty International si era già occupata del mancato rispetto da parte della polizia dei diritti umani in Italia (vedi qui http://attivismolibero.blogspot.com/2011/09/appello-amnesty-per-diritti-umani-e.html).
Questa volta Amnesty è intervenuta nuovamente nella vicenda "forze dell'ordine in Italia" lanciando alla mostra del cinema di Venezia un film chiamato "Black Bloc", che parla di quei tragici giorni di luglio 2001 e ripercorre passo passo le infamie compiute dalle forze di polizia e carabinieri italiani.
Il film rappresenta l'ulteriore tentavivo da parte di Amnesty di far rispettare le leggi anche ai controllori delle stesse, e garantire un processo equo ai membri delle forze armate, cosa mai accaduta in Italia...
Ebbene ancora una volta i due argomenti si intrecciano, perchè Amnesty International si era già occupata del mancato rispetto da parte della polizia dei diritti umani in Italia (vedi qui http://attivismolibero.blogspot.com/2011/09/appello-amnesty-per-diritti-umani-e.html).
Questa volta Amnesty è intervenuta nuovamente nella vicenda "forze dell'ordine in Italia" lanciando alla mostra del cinema di Venezia un film chiamato "Black Bloc", che parla di quei tragici giorni di luglio 2001 e ripercorre passo passo le infamie compiute dalle forze di polizia e carabinieri italiani.
Il film rappresenta l'ulteriore tentavivo da parte di Amnesty di far rispettare le leggi anche ai controllori delle stesse, e garantire un processo equo ai membri delle forze armate, cosa mai accaduta in Italia...
domenica 4 settembre 2011
In Etiopia arrestati due oppositori politici
In Etiopia alcuni giorni fa sono stati arrestati due oppositori politici del governo attuale, Bekele Gerba e Olbana Lelisa, tra l'altro leaders dell'opposizione.
I due politici sono stati arrestati dalla polizia etiope e accusati di essere membri dell' Olf, un'organizzazione politica pseudoarmata ed illegale.
In realtà i due uomini sono stati seguiti per settimane e catturati dopo aver incontrato i rappresentanti di Amnesty International in Etiopia, che sono stati esplulsi dal Paese il giorno successivo ai fatti (27 agosto).
Amnesty teme che l'accusa formulata dal governo sia falsa e che invece il vero motivo dell'arresto sia la dura repressione politica e delle libertà effettuata dal governo etiope.
Pertanto Amnesty sta ora lavorando ad un progetto, probabilmente un appello, per cercare di aiutare non solo Gerba e Lelisa, ma anche tutti gli altri oppositori politici al momento imprigionati con false accuse.
I due politici sono stati arrestati dalla polizia etiope e accusati di essere membri dell' Olf, un'organizzazione politica pseudoarmata ed illegale.
In realtà i due uomini sono stati seguiti per settimane e catturati dopo aver incontrato i rappresentanti di Amnesty International in Etiopia, che sono stati esplulsi dal Paese il giorno successivo ai fatti (27 agosto).
Amnesty teme che l'accusa formulata dal governo sia falsa e che invece il vero motivo dell'arresto sia la dura repressione politica e delle libertà effettuata dal governo etiope.
Pertanto Amnesty sta ora lavorando ad un progetto, probabilmente un appello, per cercare di aiutare non solo Gerba e Lelisa, ma anche tutti gli altri oppositori politici al momento imprigionati con false accuse.
sabato 3 settembre 2011
Muore minorenne in Bahrein durante manifestazione
Ali Jawad Ahmad al-Shaikh, un ragazzo di 14 anni, è stato ucciso 3 giorni fa nel Bahrein durante una manifestazione pacifica.
La morte del ragazzo è avvenuta per dissanguamento dopo che un gas lacrimogeno lanciato dalla polizia in tenuta antisommossa lo aveva colpito in testa.
Nonostante la manifestazione fosse pacifica e l'ordine formale dal ministro della sicurezza fosse quello di non effettuare operazioni antisommossa contro la folla, numerosi manifestanti e testimoni oculari dell'omicidio riferiscono che le forze dell'ordine si sono comportate in maniera violenta e aggressiva, lanciando lacrimogeni sulla folla a poca distanza.
Dal 1 agosto in Bahrein si susseguono giornalmente le manifestazioni (sempre pacifiche) e la polizia ha sempre risposto con lacrimogeni e proiettili di gomma, causando feriti ogni volta.
Ma stavolta c'è scappato il morto, e per giunta minorenne.
E vogliamo giustizia.
Notizia diffusa da Amnesty International.
La morte del ragazzo è avvenuta per dissanguamento dopo che un gas lacrimogeno lanciato dalla polizia in tenuta antisommossa lo aveva colpito in testa.
Nonostante la manifestazione fosse pacifica e l'ordine formale dal ministro della sicurezza fosse quello di non effettuare operazioni antisommossa contro la folla, numerosi manifestanti e testimoni oculari dell'omicidio riferiscono che le forze dell'ordine si sono comportate in maniera violenta e aggressiva, lanciando lacrimogeni sulla folla a poca distanza.
Dal 1 agosto in Bahrein si susseguono giornalmente le manifestazioni (sempre pacifiche) e la polizia ha sempre risposto con lacrimogeni e proiettili di gomma, causando feriti ogni volta.
Ma stavolta c'è scappato il morto, e per giunta minorenne.
E vogliamo giustizia.
Notizia diffusa da Amnesty International.
Firma appelli online Amnesty
Cliccando sul seguente link http://www.amnesty.it/elenco-appelli-firma-online.html sarete reindirizzati al sito di Amnesty International Italia, che propone di firmare online gli appelli degli attivisti per salvaguardare i diritti umani nei Paesi dove il rispetto di questi è a rischio.
Visita anche tu la pagina, e diventa un attivista online firmando gli appelli e le azioni urgenti.
A volte perdendo 5 minuti potremmo salvare una vita intera.
Visita anche tu la pagina, e diventa un attivista online firmando gli appelli e le azioni urgenti.
A volte perdendo 5 minuti potremmo salvare una vita intera.
88 morti nelle prigioni siriane
L'ultimo dato diffuso da Amnesty International è scioccante.
I morti nelle prigioni siriane negli ultimi 5 mesi sono stati almeno 88, dei quali almeno 52 torturati o uccisi direttamente dai carcerieri.
Si tratta per la maggior parte di oppositori politici e di attivisti, coloro che avevano dato il via alle proteste 5 mesi fa.
Tra i morti, tutti maschi, vi sono anche minorenni, tra cui un bambino di 13 anni.
I morti nelle prigioni siriane negli ultimi 5 mesi sono stati almeno 88, dei quali almeno 52 torturati o uccisi direttamente dai carcerieri.
Si tratta per la maggior parte di oppositori politici e di attivisti, coloro che avevano dato il via alle proteste 5 mesi fa.
Tra i morti, tutti maschi, vi sono anche minorenni, tra cui un bambino di 13 anni.
venerdì 2 settembre 2011
Firma on-line azione urgente (signature on-line for urgent action)
Il corpo di uno studente attivista baluci è stato ritrovato il 16 luglio, dopo aver trascorso cinque mesi in custodia dei paramilitari e delle Guardie di frontiera. Altri dieci uomini baluci, arrestati nello stesso momento, sono in grave pericolo e rischiano la stessa sorte.
http://www.amnesty.it/pakistan_baluci_rischiano_la_morte
Cliccate sul link sovrastante e firmate l'appello lanciato da Amnesty International per salvare la vita di dieci esseri umani.
Non è un diritto salvarli, è un dovere.
http://www.amnesty.it/pakistan_baluci_rischiano_la_morte
Cliccate sul link sovrastante e firmate l'appello lanciato da Amnesty International per salvare la vita di dieci esseri umani.
Non è un diritto salvarli, è un dovere.
mercoledì 11 maggio 2011
Pena di morte per gli omosessuali in Uganda
Sta per passare in Uganda un disegno di legge che prevede la pena di morte per omosessualità aggravata, la criminalizzazione per chi non denuncia atti omosessuali entro 24 ore, per chi pubblicizza l'omosessualità e persino per chi la difende. In pratica la legge, oltre ad essere assurda quasi da stampo del Terzo Reich, va ad impedire agli attivisti per i diritti umani di difendere le libertà delle persone. Firmate qui http://www.amnesty.it/uganda_legge_antiomosessualita perchè c'è davvero bisogno che qualcuno fermi questo scempio.
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